Un indovino mi disse, Tiziano Terzani, Superpocket, pag. 286
Alle quattro del pomeriggio Leopold e io salutammo tutti e sbarcammo. Eravamo in Cambogia, liberi di andare dove volevamo…ma senza un visto d’ingresso. Quello sarebbe stato un problema al momento di ripartire, pensai. Il problema più urgente era andare a Phnom Penh.
Fra Kompong Som e la capitale ci sono 296 chilometri, la strada, asfaltata, è una delle migliori del paese, ma proprio perchè ci passano gran parte dei rifornimenti è anche la più insicura. Soldati governativi travestiti da Khmer Rossi, Khmer Rossi veri e semplici banditi mettono un tronco in mezzo all’asfalto, svuotano i camion e derubano le macchine. Ogni tanto, per farsi rispettare, ammazzano un paio di persone.
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