The Cardigans and their website

Hey, what did you hear me say
you know the difference it makes
what did you hear me say
Yes, I said it’s fine before
But I don’t think so no more
I said it’s fine before
I’ve changed my mind
I take it back
Erase and rewind
’cause I’ve been changing my mind
Erase and rewind
’cause I’ve been changing my mind
I’ve changed my mind
So where did you see me go
it’s not the right way, you know
where did you see me go
No, it’s not that I don’t know
I just don’t want it to grow
It’s not that I don’t know
I’ve changed my mind
I take it back
Erase and rewind
’cause I’ve been changing my mind
Erase and rewind
’cause I’ve been changing my mind
Erase and rewind
’cause I’ve been changing my mind
Erase and rewind
’cause I’ve been changing my mind
Erase and rewind
Erase and rewind
I´ve changed my mind!

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Peter Murphy and his website

A strange kind of love
A strange kind of feeling
Swims through your eyes
And like the doors
To a wide vast dominion
They open to your prize

This is no terror ground
Or place for the rage
No broken hearts
White wash lies
Just a taste for the truth
Perfect taste choice and meaning
A look into your eyes

Blind to the gemstone alone
A smile from a frown circles round
Should he stay or should he go
Let him shout a rage so strong
A rage that knows no right or wrong
And take a little piece of you

There is no middle ground
Or that’s how it seems
For us to walk or to take
Instead we tumble down
Either side left or right
To love or to hate

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Peter Handke, La donna mancina, La Biblioteca di Repubblica, 2003, pag. 90, Euro 4,90

 

“Nel paese dell’ideale: io da un uomo mi aspetto che mi ami per ciò che sono e per ciò che diventerò.” E poi, facendo scorrere il foglio nella macchina da scrivere, Marianne continua a tradurre dal testo originale scritto in francese: “Finora gli uomini mi hanno tutti resa più debole. Mio marito diceva di me: Michèle è forte’. In realtà vuole che io sia forte per ciò che non interessa a lui: per i figli, per la casa, per le tasse. Ma in quello che a me balena come possibile lavoro, in quello mi distrugge. Dice: Mia moglie è una sognatrice’. Se si chiama sognare voler essere ciò che si è, allora voglio essere una sognatrice.” Quelle appena riportate, le affermazioni che lo scrittore e drammaturgo Peter Handke fa pronunciare ad un personaggio esterno al racconto, una donna che evidentemente ha preservato una minima quota di forza psichica e di consapevolezza di se stessa, superiori a ciò di cui, nel corso della narrazione, proprio Marianne si rivelerà del tutto sprovvista. A ben guardare, infatti, La donna mancina è un titolo suscettibile di varie interpretazioni che aiutano a capire meglio il decorso del racconto. Il primo significato potrebbe alludere al mancinismo vero e proprio, il quale renderebbe così Marianne una donna in possesso di una caratteristica rara (forse tanto quanto lei stessa veramente è come persona). Poi, l’aggettivo “mancino” potrebbe significare che, per qualche motivo, alla donna in questione è stato impedito di usare la parte destra del corpo - a causa di un’amputazione psicologica o di un divieto -, così come avrebbe invece desiderato. La terza interpretazione potrebbe riferirsi al fatto che Marianne, anche se vittima di un impedimento, non vuole usare il lato destro del corpo (dalle neuroscienze sappiamo che l’emisfero destro del cervello presiede alle funzioni emotive e creative), e preferisce vivere una condizione di handicap piuttosto che riappropriarsi di ciò che le spetta di diritto. Tutta questa premessa cerca di spiegare come mai la lettura di un romanzo di neanche 100 pagine, possa diventare un’attività complessa - e non perché l’opera sia fallimentare o di scarsa qualità - ma per una deliberata intenzione dell’autore. Fin quasi dalle prime pagine, difatti, si ha l’impressione di immergersi in un luogo dove l’acqua non scorra e la temperatura sia gelida, preannunciando una lettura poco gradevole e ostica, nonostante la speranza che arrivino zone di calore. Molti tra i dialoghi presenti nel romanzo non impressionerebbero né malati di mente né ubriachi, e in questo aspetto Peter Handke deve aver subito l’influenza del teatro di Samuel Beckett e di Eugène Ionesco. Ma, sopratutto, quella di Albert Camus de Lo straniero, dove, il gelo e l’assurdo, si dipanavano durante il racconto della morte della madre. Qui ne La donna mancina, invece, la madre è una morta in vita: una specie di zombie brancolante tra le pagine del libro, che nessuna fonte di calore - anche in caso sia calore autentico - riuscirà a resuscitare. E l’unica blanda espressione di volontà che Marianne manifesta nell’intero romanzo è la decisione di allontanare il marito dalla loro casa, ma ne vedremo in seguito i risvolti. Il punto di osservazione, come in Camus, potrebbe essere quello di un figlio che assista ad una madre vicina ma allo stesso tempo lontanissima. Andando a leggere la biografia di Handke, scopriamo infatti che, da giovane, l’autore ha avuto una madre sofferente di depressione e poi suicida; alla quale, nel 1972 (quattro anni prima della pubblicazione de La donna mancina) ha dedicato un libro dal titolo molto eloquente: Infelicità senza desideri, forse la peggiore delle infelicità possibili, perché una parte decisiva di quel malessere risiede in sé e nell’incapacità di sognare e di cercare ciò che regala piacere, a prescindere dalle condizioni esterne. Ma, riprendendo l’influenza di Camus su Handke, l’autore francese torna ancora - e questa volta con L’uomo in rivolta - quando si leggono le parole di Marianne: “Nel libro che sto traducendo c’è una citazione di Baudelaire: che l’unica azione politica che lui capisce è la rivolta. Di colpo allora ho pensato: l’unica azione politica che capisco io è l’esplosione di furia sanguinaria.” La donna mancina è totalmente annichilita e, non avendo sviluppato nessuno strumento di rivolta o disubbidienza civile, né tanto meno di elaborazione dei suoi possibili desideri, scorge il cambiamento solo in un’azione improvvisa e del tutto distruttiva - forse anche contro se stessa -, trattenendo la negatività su di sé senza fare niente per rispedirla al mittente. Ma i semi di questo atteggiamento da dove potrebbero provenire? Per capirlo è necessario ricorrere alla figura del padre di Marianne e anche a quella di Bruno, il marito. Leggendo il libro sappiamo che il padre è un uomo pronto a stroncare qualsiasi slancio e segno di vitalità in Marianne e che, tra l’altro, è pure una persona “imbranata e impacciata”, come il tipo d’uomo che a lei piace avere vicino. Per quanto riguarda il marito, ad un certo punto Bruno impartisce una lezione di impotenza e indegnità al proprio figlio Stefano, spiegando quale sia il segreto del proprio successo nel ruolo di direttore d’azienda. Quello che dice rivela la chiave del “mancinismo” di cui soffre Marianne: “Stefano, adesso ti mostrerò come faccio paura alle persone che vengono da me in ufficio. (…) Prima di tutto costringo la mia vittima con la sua sedia entro uno spazio molto ridotto, dove si sente impotente. Poi le parlo molto vicino, quasi sulla faccia. E se è una persona anziana (…) allora parlo ancora più piano, in modo che creda di essere già sorda. (…) Bisogna riuscire a crearsi un’aura di mistero; e la cosa più importante allo scopo è una faccia che metta soggezione.” Bruno racconta quello che nel linguaggio contemporaneo si chiama mobbing e, non essendo Dottor Jekyll e Mister Hyde, applica tale metodo indistintamente sia sul luogo di lavoro che a casa, riducendo la moglie all’impotenza. Volendo, inoltre, occorrerebbe pensare anche alla figura della madre di Marianne, assente nel romanzo ma che - proprio per la sua latitanza - non sembra essere mai intervenuta in favore della figlia per opporsi a quell’amputazione operata dal padre. La “donna mancina” ha delle caratteristiche specifiche: le aspirazioni da traduttrice dal francese; la luce che spesso le riempie gli occhi senza motivo; l’esuberanza soffocata che forse ogni tanto emerge; un fascino che provoca il desiderio di uomini sconosciuti incontrati per caso in strada. Ecco gli aspetti della vita di Marianne che il marito annienta con prontezza perché li percepisce come una minaccia. E’ probabile pure che Bruno sia convinto di offrirle il meglio possibile e - visto che è ottuso - non si renda conto di negare i desideri profondi della moglie. Un giorno infatti le dice parole molto belle: “Stasera per me è come se si dovesse adempiere tutto quel che ho desiderato. Come se per prodigio potessi trasferirmi da un luogo di felicità all’altro; senza spazi intermedi. Sento una forza magica, Marianne. E ho bisogno di te. E sono felice. Tutto in me freme, così, per la felicità.”Affermazioni molto appaganti in un contesto da amanti, ma disinteressate alla vita concreta e interiore della persona verso cui sono rivolte. Durante quel breve monologo, Marianne si trova con il marito in un albergo in cui trascorrere una notte d’amore, che lei però rifiuta perchè non vuole passare momenti di intimità con un uomo che, come un parassita, si nutre a proprio piacimento della magia e della forza che lei emana; e inoltre non la stima e non le permette di essere se stessa: la presenza di una donna realizzata e dispiegata in tutta la sua personalità, avrebbe fatto percepire a Bruno ogni sfumatura della propria impotenza. Il passo successivo, l’unica flebile forma di rivolta civile da parte della donna, consiste quindi nel chiedere a Bruno di lasciare la loro abitazione, poiché vuole rimanere sola. In un passaggio particolarmente enfatico lui sfoga la propria rabbia per essere stato allontanato e cerca al contempo di indicarle una via di libertà: “Sei sempre ragionevole tu! Voi donne con la vostra ragionevolezza pidocchiosa! Con la vostra brutale comprensione per tutto e per ognuno! (…) Sai perché non diventate mai nessuno? Perché non vi ubriacate mai da sole. (…) Tu e la tua nuova vita! Non ho ancora visto una donna che abbia cambiato durevolmente la sua vita. Nient’altro che scappatelle e poi di nuovo la vecchia musica. Sai cosa? Quello che tu stai facendo ora, più tardi sarà come sfogliare ritagli ingialliti di giornali, sarà l’unico evento della tua vita!” Ma il problema fondamentale è forse quello che, “ubriacandosi” - anche in modo non alcolico -, Marianne avrebbe espresso aspetti “irragionevoli” di sé, altamente indigesti e destabilizzanti agli occhi del marito. Però avrebbe potuto farlo almeno per se stessa. In questo senso la donna è un po’ complice di quel che le accade: ha vissuto una probabile amputazione metaforica dal padre, che le ha impedito di maturare un adeguato senso di sé e un egoismo sano; ma poi, per effetto di un radar negativo e teso all’autodistruttività, ha cercato un marito capace di andare molto oltre, rendendola non abile a vivere la vita che, in qualche vago momento di lucidità, ha blandamente desiderato. In quella casa vuota, davanti alla macchina da scrivere e con Stefano alle prese con i compiti, Marianne tenta di riappropriarsi di se stessa. La vita, oltretutto, le invia anche un uomo. Si tratta di un aspirante attore che, con un grande slancio, coglie il calore occultato nella donna sotto lo strato di gelo e, portando il romanzo al climax, le dice: “NOI ci redimeremo a vicenda. Vorrei circondarla da ogni parte, sentirla dappertutto, percepire nella mano il calore che viene da lei ancor prima di averla toccata! Non mi derida. Oh, come la desidero. Essere con lei, subito, adesso, forte forte, per sempre!” Ma, né gli assalti embrionali della volontà, né la prospettiva di un uomo che le stia accanto diversamente dal marito, strapperanno Marianne dalla propria impossibilità di amare e vivere.  
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Shivaree and their website

There’s a nail in the door
And there’s glass on the lawn
Tacks on the floor
And the TV is on
And I always sleep with my guns when you’re gone

There’s a blade by the bed
And a phone in my hand
A dog on the floor
And some cash on the nightstand
When I’m all alone the dreaming stops
And I just can’t stand

What should I do I’m just a little baby
What if the lights go out
And maybe and then the wind just starts to moan
Outside the door he followed me home

So goodnight moon
I want the sun
If it’s not here soon
I might be done
No it won’t be too soon ’til I say goodnight moon

There’s a shark in the pool
And a witch in the tree
A crazy old neighbor and he’s been watching me
And there’s footsteps loud and strong coming down the hall
Something’s under the bed
Now it’s out in the hedge
There’s a big black crow sitting on my window ledge
And I hear something scratching through the wall

What should I do I’m just a little baby
What if the lights go out
And maybe I just hate to be all alone
Outside the door he followed me home
So goodnight moon
I want the sun
If it’s not here soon
I might be done
No it won’t be too soon ’til I say goodnight moon

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Wim Mertens and his website

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Oggi ricorre il ventennale della morte di Andrea Pazienza.

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Leonard Cohen and his website

(Spoken poem)

Don’t matter if the road is long
Don’t matter if it’s steep
Don’t matter if the moon is gone
And the darkness is complete
Don’t matter if we lose our way
It’s written that we’ll meet
At least, that’s what I heard you say
A thousand kisses deep

I loved you when you opened
Like a lily to the heat
You see, I’m just another snowman
Standing in the rain and sleet
Who loved you with his frozen love
His second hand physique
With all he is and all he was
A thousand kisses deep

I know you had to lie to me
I know you had to cheat
You learned it on your father’s knee
And at your mother’s feet
But did you have to fight your way
Across the burning street
When all our vital interests lay
A thousand kisses deep

I’m turning tricks
I’m getting fixed
I’m back on boogie street
I’d like to quit the business
But I’m in it, so to speak
The thought of you is peaceful
And the file on you complete
Except what I forgot to do
A thousand kisses deep

Don’t matter if you’re rich and strong
Don’t matter if you’re weak
Don’t matter if you write a song
The nightingales repeat
Don’t matter if it’s nine to five
Or timeless and unique
You ditch your life to stay alive
A thousand kisses deep

The ponies run
The girls are young
The odds are there to beat
You win a while, and then it’s done
Your little winning streak
And summon now to deal with your invincible defeat
You live your life as if it’s real
A thousand kisses deep

I hear their voices in the wine
That sometimes did me seek
The band is playing Auld Lang Syne
But the heart will not retreat
There’s no forsaking what you love
No existential leap
As witnessed here in time and blood
A thousand kisses deep

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(song)

The ponies run, the girls are young,
The odds are there to beat.
You win a while, and then it’s done –
Your little winning streak.
And summoned now to deal
With your invincible defeat,
You live your life as if it’s real,
A Thousand Kisses Deep.
I’m turning tricks, I’m getting fixed,
I’m back on Boogie Street.
You lose your grip, and then you slip
Into the Masterpiece.
And maybe I had miles to drive,
And promises to keep:
You ditch it all to stay alive,
A Thousand Kisses Deep.

And sometimes when the night is slow,
The wretched and the meek,
We gather up our hearts and go,
A Thousand Kisses Deep.

Confined to sex, we pressed against
The limits of the sea:
I saw there were no oceans left
For scavengers like me.
I made it to the forward deck.
I blessed our remnant fleet –
And then consented to be wrecked,
A Thousand Kisses Deep.

I’m turning tricks, I’m getting fixed,
I’m back on Boogie Street.
I guess they won’t exchange the gifts
That you were meant to keep.
And quiet is the thought of you,
The file on you complete,
Except what we forgot to do,
A Thousand Kisses Deep.

And sometimes when the night is slow,
The wretched and the meek,
We gather up our hearts and go,
A Thousand Kisses Deep.

The ponies run, the girls are young,
The odds are there to beat . . .

 

 

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Supertramp and their website

Now they’re planning the crime of the century
Well what will it be?
Read all about their schemes and adventuring
It’s well worth a fee
So roll up and see
And they rape the universe
How they’ve gone from bad to worse
Who are these men of lust, greed, and glory?
Rip off the masks and let’s see.
But that’s no right - oh no, what’s the story?
There’s you and there’s me
That can’t be right

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Meg e il suo sito

Svegliami prima dell’alba

Portami dove la luce non c’è

Così che il sole non illumini più

Tutte le paure

Tutto questo dolore.
ogni momento sembra cruciale

In un istante tutto può accadere

In un attimo solo tutto può cambiare

Passami le snakers meglio scappare.

Fammi sentire distante da ciò che più a cuore mi sta

Fammi sentire distante lontana anni luce da qua

Svegliami prima dell’alba portami dove la luce non c’è

Così che il sole non illumini più tutte le paure tutto questo dolore.

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Lao Tzu, Tao Te Ching, Oscar Mondadori Editore, 1998, pagg. 52-53

28.

Conoscere il mascolino e tuttavia afferrarsi al femminile significa essere il ventre del mondo.

Se sei il ventre del mondo e non ti distacchi mai dall’eterno potere del Tao, ridiventerai come un infante, immortale.

Conoscere il chiaro e tuttavia afferrarsi allo scuro significa essere esempio per il mondo. Se sei esempio per il mondo e non ti distacchi mai dall’eterno potere del Tao, ritornerai di nuovo all’infinito, senza limiti.

Conoscere l’onore e tuttavia afferrarsi all’umiltà significa essere la valle del mondo. Se sei la valle del mondo, ricco del potere primitivo del Tao, ritornerai di nuovo alla semplicità, come legno grezzo.

Permetti al Tao di trasformarti in un suo contenitore.

Allora potrai servire il mondo senza mutilarlo.

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