Aprendo una pagina a caso da…

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Copyright © Pamela Pioli 2007 

(foto dal mio sito)

……………………………

Poesie 1924-1964, Pablo Neruda, La Grande poesia, Corriere della Sera, pagg. 204-207

 

– Ode alle acque del porto –

Non altro galleggia nei  porti

se non rottami di casse,

cappelli abbandonati

e frutta deceduta.

Dall’alto

i grandi uccelli neri

stanno a guardare, immobili.

Il mare si è rassegnato

all’immondizia,

le impronte digitali dell’olio

si sono stampate sull’acqua

come

se qualcuno avesse camminato

sulle onde

con piedi oleosi,

la schiuma

ignora la sua origine:

non più zuppa di dea

nè sapone di Afrodite,

ma la sponda in gramaglie

di un’osteria

con galleggianti, oscuri

cavoli sgominati.

Gli altri uccelli neri

dalle ali sottili

come pugnali

aspettano lassù,

lenti, ormai senza volo,

confitti

in una nube,

indipendenti

e segreti

come

liturgiche forbici,

e il mare che ha scordato la marina,

lo spazio dell’acqua

che disertò

e divenne porto,

è esaminato con solennità

da un freddo comitato

di ali nere

che vola senza volare,

confitto nel cielo

blindato, indifferente,

mentre l’acqua sporca dondola

il vile lascito caduto dalle navi.

………………………………

  

Oda a las aguas de puerto

Nada del mar flota en los puertos

sino cajones rotos,

desvalidos sombreros

y fruta fallecida.

Desde arriba

las grandes aves negras

inmòviles, aguardan.

El mar se ha resignado

a la inmundicia,

las huellas digitales del aceite

se quedaron impresas en el agua

como

si alguien hubiera andado

sobre las olas

con pies oleaginosos,

la espuma

se olvidò de su origen:

ya no es sopa de diosa

ni jabòn de Afrodita,

es la orilla enlutada

de una cocinerìa

con flotantes, oscuros,

derrotados repollos.

Las altas aves negras

de sutiles

alas como punales

esperan

en la altura,

pausadas, ya sin vuelo,

clavadas

a una nube,

independientes

y secretas

como

liturgicas tijeras,

y el mar que se olvidò de su marina,

el espacio del agua

que desertò

y se hizo

puerto,

sigue solemnemente examinado

por un comitè frio

de alas negras

que vuela sin volar,

clavado al cielo

blindado, indiferente,

mientras el agua sucia balancea

la herencia vil caida de las naves.

(Drupal 10.09.2007)

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