Aprendo una pagina a caso da…

I testamenti traditi, Milan Kundera, Adelphi, pagg. 211-212

……………………….

Quinto stadio. Identificazione della vittima con il carnefice. 

Nell’ultimo capitolo l’ironia di Kafka tocca il suo orribile vertice: due signori in finanziera vengono a prendere K. e lo portano via. Dapprima egli protesta, ma ben presto dice fra sè: “L’unica cosa che posso fare adesso è conservare fino alla fine un lucido discernimento…Devo far vedere adesso che neppure l’anno di processo mi poteva ammaestrare? Devo andarmene come un testone?…”Poi scorge da lontano dei poliziotti che vanno su e giù. Uno di essi si avvicina a quel gruppo che gli pare sospetto, e a questo punto è lo stesso K. a trascinare via i due signori, mettendosi a correre insieme a loro per sfuggire al poliziotto, anche se questi avrebbe potuto disturbare o magari impedire la sua esecuzione. Finalmente giungono a destinazione: i due signori si accingono a pugnalarlo e proprio allora un’idea (la sua estrema autocritica) balena nella mente di K., il quale “sapeva perfettamente che sarebbe stato suo dovere afferrare il coltello…e conficcarselo nel petto”. Egli depreca la propria debolezza: sollevare le autorità da tutto il lavoro, la responsabilità di quest’ultimo errore andava a colui che gli aveva negato il resto della forza necessaria”.

(Drupal 24.09.2007) 

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