Aprendo una pagina a caso da…

Una vita da lettore, Nick Hornby, Guanda, pag. 178

Quando poi ho provato a leggere L’altro universo, all’imbarazzo è rapidamente subentrato il trauma. Iain M. Banks è un narratore scozzese di ottima fama, autore di una ventina di romanzi, metà dei quali (quelli non di fantascienza) sotto il nome di Iain Banks: e anche se personalmente non avevo mai letto nulla di Banks, tutti i miei amici che ne conoscono le opere sono suoi estimatori. e nella ventina di pagine dell’Altro universo che sono riuscito a mandar giù non ho avuto niente da eccepire, se non che non capivo una parola. Non ho capito nemmeno lo strillo in quarta di copertina: “Due milioni e mezzo di anni fa, in un angolo remoto dello spazio, vicino a un sole morente vecchio un trilione di anni venuto da un altro universo, fece la sua comparsa l’artefatto. Era una perfetta sfera-corpo nero, e non faceva nulla. Ora è tornato”. Evidentemente quelle frasi erano volte a invogliare alla lettura del romanzo – che poi sarebbe la funzione degli strilli, o no? Ma questo strillo, a me, ha fatto solo paura. Un artefatto: non è una cosa che normalmente si trova in un museo? E allora, che ci sta a fare un pezzo da museo sospeso nello spazio? E cosa c’è di strano se non fa nulla? Cosa dovrebbero fare i pezzi da museo? E quel sole morente…perchè ha cambiato universo? E’ una condotta consona ai soli morenti?

(Drupal 18.10.2007)

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