Aprendo una pagina a caso da…

Michael mio, Amos Oz, Feltrinelli, pag. 118

Ero molto stanca. Mi sentivo come una di quelle donne. Attraverso la nebbia, dai lontani cantieri navali, giunse il fischio lamentoso di una nave, come un grido di morte. Io ero prigioniera nella biblioteca. Ero nelle mani di un gruppo di donne volgari, stese su un lurido pavimento. Non dimenticavo che c’era un cacciatorpediniere britannico, il Dragon, che mi conosceva e che poteva raccogliermi e portarmi via da tutti e salvarmi la vita. Ma il mare non sarebbe ritornato alla città libera fino alla prossima era glaciale. Fino a quel momento, il Dragon sarebbe stato lontano, molto lontano, a perlustrare giorno e notte la costa del Mozambico. Nessuna nave poteva raggiungere la città, cancellata ormai da lungo tempo. Ero perduta.

(Drupal 22.10.2007)

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