Aprendo una pagina a caso da…

Donne che corrono coi lupi. Il mito della Donna Selvaggia, Clarissa Pinkola Estés, Frassinelli, pag. 392

Il suo baratto era stato di non dire mai di no pur di essere amata. Il predatore della sua psiche le offriva l’oro di essere amata, purchè rinunciasse agli istinti che dicevano “Quando basta, basta”. Comprese appieno che cosa stava facendo a se stessa quando sognò di essere carponi tra una folla, e di cercare di raggiungere, tra quella foresta di gambe, una preziosa corona che qualcuno aveva gettato in un angolo.

Lo strato istintuale della sua psiche le stava indicando che aveva perduto la sovranità sulla sua vita, e che sarebbe stata una dura fatica, da fare carponi, riprendersela. Per riavere la corona, la donna doveva rivalutare il suo tempo, il suo darsi agli altri.

Il melo fiorito simboleggia un mirabile aspetto femminile, il lato della nostra natura che ha radici che affondano nel mondo della Madre Selvaggia, da cui viene nutrito. L’albero è il simbolo archetipo dell’individuazione; è considerato immortale, perchè i suoi semi continueranno a vivere, le sue radici stanno al riparo e si rinvigoriscono, è la sede di un’intera catena alimentare di vita. Come la donna, l’albero ha le sue stagioni e le sue fasi di crescita; ha il suo inverno, la sua primavera.

Nei meleti del Nord, i contadini chiamano Ragazza la giumenta e la cagna, e Signora l’albero in fiore. Gli alberi da frutta sono le giovani donne nude della primavera.

(Drupal 23.10.2007)

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