Aprendo una pagina a caso da…

Erich Fromm, Il linguaggio dimenticato, Garzanti, pag. 146

“Di che umore era poi? Era nervoso o piuttosto depresso?”

“No, affatto, al contrario ero semplicemente stanco e assonnato. Mi riusciva difficile lavorare e fui molto contento quando venne l’ora di lasciare l’ufficio.”

“Dunque, l’ultima cosa importante della giornata fu quella di vedere il film. Mi vuol dire che tipo di film era?”

“Si, era il film Juarez, mi piacque molto; infatti ho pianto parecchio.”

“A che punto?”

“Prima della descrizione della povertà di Juarez e delle sue sofferenze e poi quando riuscì vittorioso; quasi non ricordo un altro film che mi abbia commosso a tal punto.”

“Poi lei è andato a letto, si è addormentato e si è visto su un bianco destriero, acclamato dalle truppe. Adesso riusciamo a capire un pò meglo perchè ha fatto questo sogno? Da bambino si sentiva timido, goffo e respinto. Dai nostri precedenti colloqui sappiamo che di ciò è in gran parte responsabile suo padre che era così orgoglioso del suo successo, ma tanto incapace di starle vicino e di sentire – per non dire di dimostrare – affetto o dare incoraggiamento. L’ncidente che ha ricordato oggi, la ripulsa del ragazzo prepotente, fu soltanto l’ultima goccia che fece traboccare il vaso. Il suo amor proprio era già stato gravemente danneggiato e questo aggiunse un altro elemento per convincerla che non sarebbe mai stato pari a suo padre, che non sarebbe mai venuto a capo di niente, ma che sarebbe sempre stato respinto dalle persone che ammirava.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: