Pier Paolo Pasolini – Medea

dalla sceneggiatura di Medea

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Espressa, da capo a piedi,

eretta, con la paura che una donna deve avere

 e le giuste speranze;

titubante e certa,

calcolatrice e scoperta fino ai precordi

uccellino con potente voce di aquila

e aquila tremante –

alleata di quel cielo –

parte di un cosmo unico –

da te si diparte la Donna

che scende all’inferno

e in un giorno di pioggia con la luna nuova –

canta in voce con una giovinetta assetata d’incruente stragi –

vada, vada quella Donna in quei Regni;

ciò non ti riguarda

Vi troverò l’altra Donna, s’è possibile ancora più adulta,

fattucchiera maledetta, dragone abitatore di cliniche,

e ne proverà giusta e giusta rabbia;

ma ritorni poi alla terra, e portando teco quell’odor d’oltretomba,

canti e arie composte da Verdi e divenute rosse del sangue

la cui esperienza (che non ne pronuncia la parola)

insegna la dolcezza, la vera dolcezza”

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vedi ancora Pier Paolo Pasolini nel mio blog:

La religione del mio tempo – Un’educazione sentimentale – La resistenza e la sua luce – Lacrime + Frammento alla morte

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2 Comments

  1. June 16, 2008 at 12:06 pm

    il film si dipana in una sequela di scene noiosissime, lunghe, con dialoghi improbabili, estenuanti cori greci che si avvicinano a torture cinesi di epoca medievale e inquadrature fin troppo banali e scollate. Il tutto sullo sfondo di scenografie dissennate, come la Piazza dei Miracoli di Pisa che, sebbene straordinariamente bella, poco ha a che fare con l’ambientazione verosimile della tragedia. Perchè, a tutti gli effetti, di tragedia si tratta….

  2. pamelablog said,

    June 16, 2008 at 1:22 pm

    Non ho visto il film e prima o poi lo vedrò. Ma questo brano mi piace comunque molto perchè Pier Paolo Pasolini lo scrisse pensando appositamente a Maria Callas mentre caratterizzava il personaggio di Medea. E credo sia prima di tutto un atto di amicizia e comprensione verso una persona che per natura rappresentava il tragico.


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