Giuseppe Culicchia – recensione romanzo

Giuseppe Culicchia, Un’estate al mare, Garzanti, 2007, pag. 207, Euro 15,50

Benedetta e Luca, neosposi nell’estate del 2006, trascorrono il viaggio di nozze in Sicilia. La caratteristica che sembra accomunarli è il fatto di essere entrambi al di sopra delle righe pur nella loro normalità: lei è una trentenne che quando parla abusa del superlativo, teme di essere in sovrappeso anche se porta la 40, smania per comprare abiti firmati, spasima per concepire un figlio in modo sgraziato e rincorrendo i picchi del ciclo ovulatorio; lui, invece, è un quarantenne che controlla ogni giorno una presunta calvizie incipiente, sospetta di essere malato di un cancro al ginocchio o di poter cadere vittima di un agguato criminale, legge voracemente ogni tipo di giornale facendosi ossessionare dalla cronaca nera e dalla ristagnante situazione politica italiana. Con un stile tra l’ironico e il demenziale e il linguagio colloquiale che nel 1990 attirarono l’attenzione di Pier Vittorio Tondelli in occasione della raccolta di racconti Papergang Under 25 III, Giuseppe Culicchia mostra i meccanismi perversi e le crudeltà che si creano all’interno della coppia. Inoltre, dopo l’immediatezza delle risate provocate dal suo umorismo, lascia intravedere la fase di transizione che Luca sta attraversando: da vittima compiacente dei propri fantasmi, a “eroe normale” che affronta le sfide della vita quotidiana e della relazione con una donna. “E invece la nostra storia non è una storia. E’ il Grande Amore della Nostra Vita. Tutto con le maiuscole”, afferma Benedetta durante uno scambio di battute. Luca, però, non ne è poi così convinto, nonostante abbia accettato il matrimonio perchè loro due sono gli unici, nella cerchia di amici, ad aver superato il giro di boa dei sei mesi insieme. Tuttavia, attraverso un travolgente tradimento consumato con un’intraprendente tedesca (più giovane di oltre vent’anni ma che già vorrebbe un figlio da lui), scopre l’autenticità del sentimento che prova verso la moglie. Luca infatti si trasforma. Pagaiando acqua salmastra su una canoa nell’estate torrida. Camminando tra gli odori forti e i colori invitanti del cibo fresco esposto nei mercati. Assaporando pietanze saporite che, come una sorta di petite madeleine proustiana – e suo malgrado – lo riportano indietro nel tempo permettendogli di regredire fino all’adolescenza. Il primo passo di questo cambiamento consiste nel recidere il cordone ombelicale con la madre, con la quale non ha nessun rapporto nè dialogo, ma che lo ammorba anche a distanza con telefonate sempre uguali e a intervalli regolari; il secondo passaggio, poi, è la riconciliazione con il padre, scomparso molti anni prima in circostanze misteriose e per questo mai veramente perdonato, la cui assenza l’ha terrorizzato e incattivito di un rancore rivolto contro se stesso e contro l’intera esistenza; il terzo step, infine, è la capacità di apprezzare la saggezza semplice e apparentemente banale di cui Benedetta è portatrice, nonostante segua le mode in fatto di abiti e forma fisica: si tratta dell’adesione a valori poco attuali e lontani da alcuni schemi culturali correnti, proposti con insistenza dai mezzi di informazione verso cui Giuseppe Culicchia apre un’esplicita polemica.

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