Olga Kharitidi, La sciamana – recensione

Olga Kharitidi, La sciamana, Nuovi Misteri, Oscar Mondatori, 1998, pag. 259, Euro 7,23 
 
Le cosiddette “discipline esatte”, lo sono veramente oppure costituiscono una convenzione umana ed approssimata di ciò che sfugge ai calcoli scientifici? A tale quesito, formulato in estrema sintesi, cerca di rispondere La sciamana, il libro scritto dalla psichiatra siberiana Olga Kharitidi in base alle esperienze vissute nella regione sciamanica dell’Altaj, situata all’interno del proprio Paese. Nella routine di Novosibirsk, divisa tra l’ospedale psichiatrico in cui lavora e l’appartamento che la accoglie al ritorno, la neanche trentenne dottoressa – proveniente da una famiglia di scienziati di formazione positivista e razionalista – si imbatte in alcuni personaggi molto eccentrici, che riescono a far breccia nella sua coscienza consolidata e a sconvolgerla. Impegnata nel valutare le patologie per debellarle senza l’ausilio di farmaci, Olga Kharitidi trascrive alcuni dei pensieri che insorgono in lei mentre lavora, mettendo al corrente chi legge della strumentazione diagnostica e terapeutica di cui si serve per non farsi inghiottire dalle psicosi dei pazienti. Nikolaj, un ragazzo che arriva in ospedale e dall’apparenza molto disturbata, sta scoprendo di essere uno sciamano e, poco dopo i primi incontri, coinvolge Olga Kharitidi in un viaggio: si muovono verso la regione dell’Altaj alla ricerca della guaritrice Umai, nella speranza – mescolata allo  scetticismo di lei – che le sue pratiche risollevino Anna, un’amica della psichiatra che accusa un malessere persistente e inguaribile. La trasformazione interiore di Kharitidi, però, diventa inesorabile assistendo ad Umai in azione, aggressiva ed enorme nel piccolo corpo trasfigurato dalla forza della danza e avvolto nel suono del tamburo, mentre combatte contro la malattia che imprigiona il paziente di turno. A questo si aggiunge il canto della sciamana che, penetrando nella coscienza della psichiatra, le dice: “In questo momento ti trovi all’interno del tuo spazio interiore, dove ha sede il cosiddetto Lago dello Spirito. Questa è la prima volta che sei qui consciamente. In ciascuno di noi esiste questo spazio interiore, ma nel corso della vita, per la maggior parte delle persone è destinato a diventare sempre più esiguo. Mentre procediamo nel nostro cammino, il mondo intorno a noi cerca di riempire questo spazio di fatti e dati inutili, per prosciugare del tutto il Lago dello Spirito. (…) Più tardi imparerai anche che lì vive un’Entità importante: la tua Anima.” Dopo questo primo episodio di trance, in cui a Olga Kharitidi diventa palese la ricettività della propria coscienza, il muro della sua diffidenza scientifica inizia a sgretolarsi. Il crollo definitivo, però, avviene quando scopre, terrorizzata, che Anna è stata appena “trattata” da Umai: ha piccoli tagli sulle mani e sangue raggrumato per i postumi di un metodo di guarigione che, nell’intento di liberarla dalla malattia, comporta dolore fisico consenziente ed è paragonabile ad una specie di pratica sadomaso. Ma, la differenza tra la procedura sciamanica e quella diffusa nella società attuale, risiede nel fatto che l’applicazione terapeutica è un’evenienza unica ed isolata, mirata a sconfiggere radicalmente la malattia e interpretabile anche come un rito di passaggio tra fasi diverse della vita; mentre, nel secondo caso, si cerca di risvegliare l’anima smarrita e calpestata attivando, in momenti specifici, la sofferenza latente e cronica. Se l’uomo moderno ritualizza la ricerca del dolore per conoscere e dominare ciò da cui normalmente fugge – perchè sprofondato in una vita intorpidita dal punto di vista psicologico -, Umai, invece, non abusa in maniera sadica del suo potere indugiando in una forza distruttiva e manipolatoria. Al contrario, la sciamana spinge Olga Kharitidi ad intraprendere un cammino di ascolto e fiducia verso la propria realtà interiore – anche quando sembri inverosimile – e nei confronti della complessità di chi si presenta a lei in veste di paziente. “Le persone possono diventare pazze” spiega Umai in un altro passaggio del libro, “se smarriscono la loro anima, o una parte di essa. Questo di solito accade perché gli è stata rubata, ma talvolta magari decidono loro stessi inconsciamente di alienarsene, forse in cambio di qualcos’altro che desiderano. In secondo luogo, gli esseri umani possono impazzire se sono sopraffatti e invasi da un potere estraneo.” Il disturbo mentale quindi, in base a queste rivelazioni, fa riaffiorare l’anima negata costringendo il malato a dialogarci, rendendolo al contempo improduttivo verso il mondo esterno e ricettivo nei confronti di quello interiore. In questo senso, masochismo è evitare la comunicazione con la propria realtà interna, sottostando e aggrappandosi solo alla presunta oggettività del mondo, che rischia così di trasformarsi in un fardello schiacciante che giudica e vincola i comportamenti umani. Questo discorso va a convergere inoltre con alcune affermazioni espresse da Anatolij, amico di Kharitidi e brillante psichiatra nel suo stesso ospedale che, davanti allo stupore dei colleghi per la scelta controcorrente di non fare carriera, argomenta in maniera autocritica e coerente al proprio carattere: “crediamo di essere dottori, con la pretesa, per di più, di curare quelli che noi stessi abbiamo etichettato come matti.” Il supposto rigore assoluto delle scienze perde così progressivamente credibilità in seguito all’approfondimento dei rapporti con le varie persone incontrate e, alla fine, approda a Akademgorodok, un’accademia di élite che riunisce vari intellettuali in Siberia. Lì Olga Kharitidi raggiunge Dmitriev, uno strambo studioso di fisica che, presentatosi in ospedale per degli squilibri causati dall’eccessivo lavoro, l’ha invitata a recarsi presso quell’istituzione dove regnano apertura e libertà mentali, estranei all’intolleranza persecutoria della Russia pre e post Perestrojka. All’interno dell’accademia, la psichiatra si presta ad alcuni esperimenti guidata da Dmitriev. Sul piano teorico, lo scienziato è persuaso che il tempo abbia una sua solidità e sia meno inconsistente di quanto si creda, poiché cambierebbe a seconda della configurazione del globo terrestre. A livello pratico, usa apparecchiature costituite da specchi rotondi in grado di intervenire sulla natura ondulatoria delle particelle. Applicando quegli strumenti al corpo umano, e in particolare alla psichiatra, Dmitriev riesce ad alterarne gli stati di coscienza in un modo simile a quello descritto nei libri di Carlos Castaneda – dove però le barriere dello stato cosciente sono forzate tramite l’assunzione di sostanze psicotrope. Qui, invece, lo studioso intende verificare empiricamente la teoria della natura soggettiva del tempo, per estendere alla psicologia umana quanto osservato nelle scienze matematiche in merito alle fluttuazioni di energia. In questo senso diventano evidenti le connessioni tra la realtà fisica e l’essenza più profonda delle cose: Olga Kharitidi apre una parentesi sull’impoverimento spirituale dell’Unione Sovietica soffocata dai controlli del Kgb riguardanti gli aspetti religiosi, metafisi e filosofici, contrari alle direttive governative e al materialismo storico, in quanto potenziali mine per la stabilità del Paese. A questo proposito, Kharitidi stigmatizza l’uso improprio e invalidante della psichiatria applicata ai dissidenti durante il regime socialista (ma anche nel corso dei fatti narrati). Per dare un suo contributo, inoltre, la psichiatra agisce concretamente con l’Associazione di Psichiatri Indipendenti che, in modo clandestino, cerca di riabilitare le vittime innocenti. Per tale motivo, a prescindere dal fascino dei temi antropologici e di fisica teorica illustrati ne La sciamana – e dalle profezie che obbligano a collocare il testo nella categoria New Age – il maggior pregio del libro è l’ammissione di umiltà da parte dell’autrice. Se è vero che a Olga Kharitidi accade di mettere in moto la propria natura emotiva – attinta dal lago interiore – per offrirsi come guaritrice dei disturbi altrui, il suo è pure un progressivo cammino di ricerca personale che la conduce al riconoscimento dei limiti insiti nelle scienze ortodosse. Ad un certo momento, in un aneddoto, ritorna l’amico Anatolij come protagonista di una battuta di caccia: dopo aver sparato ad una cerva, lo psichiatra la guarda negli occhi e, mentre l’animale si accascia, sente che è come se pure lui stesse morendo. Ugualmente, dopo tutte le esperienze narrate, Olga Kharitidi afferma: “ogni volta che vedo un paziente, provo di nuovo la sensazione di essere sia il cacciatore che la vittima. Questo mutamento di prospettiva condiziona ogni mio rapporto professionale.” Pertanto, la linea che separa malattia e normalità, sogno e realtà, pazienti e sani, diventa sempre più labile influenzando fortemente il rapporto terapeutico: la condizione preliminare alla cura (ortodossa o meno) diventa la salute mentale del medico che, facendo leva sul proprio equilibrio interiore, supera il ristretto limite delle competenze tecniche acquisite, fugando il rischio di esercitare un potere sterile o lesivo. Se già in Carl Gustav Jung il terapeuta è un guaritore ferito, Olga Kharitidi oltrepassa questo assunto, imponendo prima di tutto a se stessa che i traumi personali siano sanati in modo radicale, trasformandoli invece in materia viva e costruttiva per la relazione, tramite un ascolto in cui il pregiudizio venga circoscritto, per non danneggiare o banalizzare la vulnerabilità del paziente. “Fino a che non sei guarita tu stessa, non sarai mai capace di aiutare gli altri” le dice una voce consigliera durante un sogno. E’ il periodo in cui inizia ad occuparsi dell’integrazione tra gli strumenti psichiatrici ortodossi e quelli dei riti primitivi, auspicando una sintesi praticabile tra la medicina ufficiale e quella animistica. Un’attività che tuttora svolge negli Stati Uniti – dove è emigrata da alcuni anni -, dopo l’abbandono del lavoro presso l’ospedale siberiano e in seguito a numerosi viaggi di ricerca condotti in Uzbekistan, Kazakistan, Siberia, Asia Centrale, Tibet e Himalaya, allo scopo di conoscere le radici delle tradizioni mistiche e le loro capacità di guarigione.

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2 Comments

  1. janette said,

    October 16, 2008 at 7:05 pm

    Bellissimo libro letto qualche anno fa…penso che le terapie
    dell’anima non appartengano solamente alla “medicina ufficiale”

  2. pamelablog said,

    October 17, 2008 at 8:30 pm

    Ho comprato il libro esattamente 10 anni fa, in seguito ad una “crisi mistica” che penso di stare concludendo solo adesso. Provengo da un ambiente ateo e, non essendo mai stata cattolica se non durante un breve periodo di preghiere serali da bambina, il contatto con il “Lago dello Spirito” è una dimensione che sento molto più vicina a me. E infatti solo l’estate scorsa ho divorato le pagine di questo volume che nel frattempo sono ingiallite…Comunque si, pure io lo trovo bello, anche in altre parti che nella recensione non ho commentato per evitare di sconfinare. Ciao Janette, grazie della visita!


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