Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini, 20 poesie, Arnoldo Mondadori Editore, 1997, pagina 61

Richiesta di lavoro

Poesia su ordinazione è ordigno.

Il costruttore di ordigni può produrne molti

(nient’altro procurandosi che stanchezza per il lavoro manuale).

L’oggetto può essere, talvolta, ironico:

l’ordigno lo è sempre.

Sono passati i tempi in cui, vorace economizzatore,

spendevo tutto, investendo i miei soldi (molti,

perché erano il mio seme: e io ero sempre in erezione)

nell’acquisto di aree di bassissimo valore

che sarebbero state valorizzate da lì a due tre secoli.

Ero tolemaico (essendo un ragazzo)

e contavo l’eternità per l’appunto, in secoli.

Consideravo la terra il centro del mondo;

la poesia il centro della terra.

Tutto ciò era bello e logico.

Del resto, che ragioni avevo di non credere

che tutti gli uomini non fossero come me?

Poi, invece, si sono rivelati tutti di me molto migliori;

e io son risultato essere, piuttosto, uomo di razza inferiore.

Ricambiai l’apprezzamento

e capii che non volevo più scrivere poesie. Ora, però,

ora che la vocazione è vacante

– ma non la vita, non la vita –

ora che l’ispirazione, se viene, versi non ne produce –

vi prego, sappiate che son qui pronto

a fornire poesie su ordinazione: ordigni.

 

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