Angela Carter – Love

Angela Carter, Love, Rizzoli, 1993

Buzz usava l’apparecchio come strumento visivo, come se non si fidasse dei suoi stessi occhi e dovesse costantemente controllare le immagini per mezzo di una terza lente finché, alla fine, vedeva tutto di seconda mano e senza profondità. (…) Nonostante l’eccentricità del comportamento, l’accento grossolano e i capelli lunghi di Buzz, i genitori rimasero molto colpiti dalla sua macchina fotografica al punto da ritenere che egli fosse un bohémien di tutto rispetto e che un giorno sarebbe diventato ricco, poiché avevano letto che i fotografi rappresentavano la nuova aristocrazia.

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