Ralph Waldo Emerson – recensione/ saggio

Ralph Waldo Emerson, Diventa chi sei. Fiducia in se stessi. Compensazione. Leggi spirituali, Donzelli, 2005, pag. 147, Euro 12,50

Si va incontro al proprio destino sulla strada che si è presa per evitarlo.

Antico detto sufi 

I pochi che hanno ideali e senso critico sono scherniti o considerati anormali.

Wassily Kandinsky 

“La miglior fortuna che possa toccare all’uomo è di essere guidato dal proprio daemon verso quello che è veramente suo. Anche questa è l’essenza della giustizia: che ognuno si occupi di ciò che gli è proprio”. Così scrive Ralph Waldo Emerson in Uomini rappresentativi, opera successiva a Diventa chi sei ma ad essa legata nei temi. Leggendo alcuni dei suoi scritti appare chiaro che, nonostante lo scoramento causato da vari lutti tra i suoi affetti più cari e sempre sostenuto da uno spirito granitico, Emerson è in grado di offrire una filosofia contrassegnata da un ottimismo vitalista che scorge segni di una guida divina anche nelle peggiori catastrofi che possano accadere all’uomo. Le quali, a suo avviso, sarebbero quasi degli indicatori della rotta da intraprendere durante il corso della vita, in modo che ognuno trovi la strada che più gli è congeniale qualora sia posto davanti ad ostacoli esterni e si debba confrontare con i propri limiti. Circostanze che contribuirebbero alla formazione del carattere individuale e andrebbero continuamente superate nell’azione ed esorcizzate nella creatività. 

Esponente di rilievo del Trascendentalismo americano, nel 1836 Emerson fonda un Club Trascendentale insieme a Henry D. Thoreau, Margaret Fuller e Walt Whitman, con l’intento di apportare una reazione individualista al clima di inaridimento spirituale e culturale degli Stati Uniti del tempo. In anni successivi gode della stima di Friedrich Nietzsche, la cui lettura ne consente la diffusione in Europa. Inoltre, il filosofo tedesco ne riprende anche certi nuclei teorici, rivisitando ad esempio l’enunciato che afferma: “ogni male a cui non soccombiamo diventa un benefattore”. Nietzsche lo estremizza nel celebre “ciò che non mi uccide, mi rende più forte”, pensando al male come ad un evento che non venga strettamente per ledere ma, al contrario, per temprare. In effetti Ralph Waldo Emerson, collimando anche con alcuni passaggi di Rainer Maria Rilke, predica a lettori ed ascoltatori di diventare individui fluidi, capaci di assecondare i tortuosi risvolti dell’esistenza grazie ad una continua ed elastica metamorfosi di se stessi, affinando la propria ricettività al fine di captare e trasmettere quanto appreso da un rapporto diretto con il divino: “Quando l’uomo sarà tutt’uno con Dio, non starà più a pregare ed elemosinare”. In base a questo, emerge che in Emerson il legame con la divinità è sempre consistente, e i tre saggi che compongono il libro – Fiducia in se stessi, Compensazione, Leggi spirituali – si possono paragonare a veri e propri sermoni, poichè rielaborazioni di conferenze relative al Trascendentalismo con le quali l’autore si assicura la sussistenza. 

“Ogni uomo ha la propria vocazione. Il talento è la chiamata. Vi è un’unica direzione in cui tutto lo spazio è aperto davanti a lui. Egli possiede delle facoltà che silenziosamente lo invitano in quella direzione con una forza infinita”. Il richiamo interiore (calling) ipotizzato da Emerson è un’attenzione costante che unisce qualità innate ad attitudini acquisite nell’esistenza. Avversando un principio di individuazione rigido, tipico di una concezione dell’identità intesa come struttura statica, l’autore statunitense – al pari di Schopenhauer – coltiva una visione dell’uomo molto vicina a quella orientale, secondo cui tale ideale umano combacia con un processo in divenire e attua una costante trasformazione di se stesso, essendo privo di un Sé cristallizzato e rivelandosi disinteressato a perorare la causa di una linearità tanto fittizia quanto impraticabile. Il sentiero che conduce verso la propria personalità, in questa ottica, è “una linea a zig-zag fatta di centinaia di deviazioni”. 

Cercare stessi equivale così ad assecondare quel che di insopprimibile c’è nella propria indole, in un viaggio interiore che occorre inevitabilmente intraprendere perchè, aggirandolo, si corre il rischio di vivere la vita di un altro e di permanere in una latente crisi d’identità. Volenti o nolenti, in compagnia o da soli, per Emerson l’imperativo categorico da realizzare è coagulato nell’enunciato latino Ne te quaesiveris extra (non cercarti fuori di te), ben spiegato dallo scrittore quando afferma: “chi sa che la forza è innata, chi sa che la debolezza gli deriva dall’aver cercato il bene al di fuori di sé e altrove, e, avendo intuito ciò, si affida senza esitare al proprio pensiero, immediatamente si raddrizza, guadagna una postura eretta, comanda le sue membra, compie miracoli”. E, in merito alle sorprendenti potenzialità ricostruttive e creative della fiducia in sè, Emerson ha un punto di vista alquanto netto. 

L’uomo da lui immaginato, infatti, è anticonformista e perseverante, disinteressato nei confronti dell’approvazione altrui, dedito all’incessante gestazione e alla conseguente espressione di un pensiero autonomo e soggettivo. Fugge i dogmi della propria tradizione culturale così come i precetti dell’istruzione che l’hanno formato, dai quali si emancipa “disintossicandosi” dall’incombere di una mole di nozioni apprese e da concetti esterni che inquinerebbero la libera formazione di una prospettiva specifica. Oltre a ciò, il tipo umano tratteggiato da Emerson non è un assiduo viaggiatore perché “viaggiare è il paradiso degli sciocchi. (…) Là, proprio di fianco a me, ecco la dura realtà, l’identico, implacabile e triste Io da cui ero fuggito. (…) Il mio gigante mi segue dovunque io vada”. In poche parole: nessun luogo lontano, per quanto affascinante e magnetico possa essere, rivelerà mai quel che continua a sfuggirci tra le solite quattro mura. E i casi di alcuni accaniti giramondo, che ad uno sguardo più attento si rivelano affetti da sterilità umana, sembrano confermare la teoria del pensatore, al di là dell’apparente stravaganza e del tono categorico adottato. 

L’individuo emersoniano riesce a dare spazio all’originalità e all’intuizione istintiva per creare qualcosa di innovativo che talvolta può comportare un certo sconvolgimento, sia nell’impavido creatore che nell’impreparato fruitore. “Tali scelte possono operare delle rivoluzioni talmente estreme nel nostro modo di vivere, che non stupisce che la maggior parte di noi alla fine preferisca una comoda e ben collaudata aderenza alla consuetudine” sostiene Stefano Paolucci nella sua interessante postfazione a Diventa chi sei. Chiunque sia in procinto di diventare se stesso, affina e mette in atto una capacità molto personale di discernimento della realtà, svincolandosi dai pregiudizi assodati, rasentando quasi lo sconquasso nell’ordine abituale delle proprie cose, mentre stabilisce un contatto con una facoltà di giudizio più ampia e sovra-individuale, non più solamente umana: “Noi siamo nelle mani di un’immensa intelligenza, la quale fa di noi i ricettacoli della sua verità e gli organi del suo agire. Quando discerniamo la giustizia, quando discerniamo la verità, per parte nostra non facciamo altro se non aprirci al passaggio dei loro raggi.” 

La filosofia dell’autore, pertanto, prende nuovamente le distanze dalla concezione occidentale secondo la quale l’essere umano e la divinità non interagirebbero, avvicinandosi piuttosto ad un’idea panteistica prossima a quella greca ed indiana, aperta a contemplare un’unione mistica tra l’Uno e il Molteplice, e fondata sul rapporto di costante dialogo tra il singolo e il tutto, fra il microcosmo incarnato dall’uomo e il macrocosmo che si espande nella natura e nell’intero universo, dove emana i suoi influssi divini. In questo senso si comprende perchè la presenza dell’anima è l’indicatore della massima virtù nella filosofia di Emerson. Tale disposizione corrisponde all’elastica ricezione di realtà che oltrepassano gli angusti confini umani e aprono una relazione con il divino. Il vizio, al contrario, consisterebbe nella mancanza di anima di chi sia indisposto ad accogliere i raggi di cui sopra, negandosi la relazione con una dimensione superiore e alienandosi così l’esperienza trascendentale. 

Malgrado Ralph Waldo Emerson insista sulla centralità di un viaggio interiore individuale di carattere spirituale, egli non manca di approfondire il ruolo svolto dai Maestri: “essi c’insegnano a tener fede alle nostre impressioni spontanee con serena inflessibilità, soprattutto quando l’intero clamore di voci è di parere opposto”. Maestro, quindi, è colui che indica una strada: dona francamente al “questuante” ciò che vede in lui evitando di imporgli la propria direzione in modo artificioso; ha un’autorevolezza e una capacità di ascolto conquistate a seguito dell’attenzione che un giorno ha rivolto verso sé, che lo ha trasformato nell’uomo attuale; prende sul serio i quesiti di chi lo interpella, senza sproloquiare nè sottovalutarne i dubbi. Lontano da aspirazioni di indottrinamento, Emerson propone il suo pensiero auspicando di poter essere a sua volta un Maestro spirituale discreto ed accogliente, speranzoso di apportare benefici essenziali ravvivando la perduta fiducia in sé dell’interlocutore, momentaneamente smarrito a causa della labirintica ricerca di se stesso o di eventi ostacolanti la serena percezione di sé. 

“La nostra filosofia è affermativa e accetta prontamente la testimonianza di fatti negativi, al pari di come ogni ombra indica la posizione del sole”, si legge in Diventa chi sei. L’autore americano teorizza infatti la compresenza di poli discordanti nelle molteplici manifestazioni del reale in quanto ogni aspetto avrebbe la medesima dignità del suo opposto: bene e male, luce e ombra, ordine e caos… Presto o tardi ogni evento mostrerà almeno qualche sfaccettatura del polo precedentemente occultato. La prospettiva compensativa è quindi basilare per comprendere il pensiero di Ralph Waldo Emerson, il quale converge con la legge karmica della tradizione indiana e con il contrappasso dantesco, delineando un universo nel quale ogni cosa – e sopratutto ciò che generalmente viene considerato come un aspetto da rigettare – ha una propria ragion d’essere.

Pamela Pioli 2010

2 Comments

  1. Stefano P. said,

    October 26, 2010 at 12:14 pm

    Salve, sono il curatore del volume “Diventa chi sei”, il primo Emerson che feci per Donzelli (poi c’è stato anche “Pensa chi sei”, contenente saggi inediti). Mi ha fatto molto piacere trovare questo scritto, soprattutto a distanza di così tanto tempo dalla pubblicazione di quel libro. Da pochi giorni è uscito un altro Emerson che ho fatto con l’editore Piano B di Prato e un inedito di Thoreau con Donzelli. Di quest’ultimo, se vuoi, potrei farti mandare una copia per recensione dall’ufficio stampa. Un caro saluto. Stefano

    • pamelablog said,

      October 26, 2010 at 8:28 pm

      Buonasera Stefano,
      mi permetto di darti del tu per adottare la stessa affabilità che mi hai riservato nel tuo commento. Oggi per me è stata una giornata densa di eventi estremamente piacevoli e inaspettati, tra cui anche l’occasione di poterti comunicare quanto la lettura della tua postfazione a “Diventa chi sei” sia stata importante per la mia vita. Il tuo contributo interpretativo mi ha addirittura colpito molto più del testo in sé, tanto da averne sottolineato parti intere perchè capaci di toccare nervi scoperti e tasti dolenti dentro di me! Mi sarebbe piaciuto dimostarti la mia stima già molto tempo fa, ma nel frattempo sono stata presa da parecchie cose della vita e dal turbinoso percorso interiore che mi ha condotto fino a quella che sono adesso. In effetti, ho letto il libro di Emerson nell’ottobre 2008 e da allora sono completamente cambiata – in modo lento ma fortunatamente inesorabile -, muovendomi verso ciò che in passato ho potuto coltivare, purtroppo, sempre poco e molto male. Dopo questa doverosa premessa, sarei davvero felice di poter ricevere l’inedito di Thoreau, anche se in realtà per il momento ho sospeso le recensioni che pubblicavo nel blog, perchè proprio oggi è uscita la mia raccolta di saggi nella quale è compreso anche il testo su Emerson. Ma in ogni caso non escludo che nel prossimo futuro io possa riprendere a recensire libri. Quindi adesso, tramite un’email dal mio account di posta personale, ti spedisco il mio indirizzo per l’ufficio stampa della Donzelli. Grazie mille per il messaggio e buona serata, Pamela


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